
Il mio straniero preferito di questo mese è Shaun Tan, illustratore e scrittore australiano, esperto di partenze, posta prioritaria inviata lontano, spedizioni, cose perse, oggetti senza nome, creature strane che sembrano non centrare niente con il mondo intorno.
Il suo libro "L'approdo" di sole illustrazioni mi ricorda il film "La leggenda del pianista sull'oceano", le grandi traversate oceaniche, le corse dei cavalli, le telefonate notturne, oppure film come "You and me and everyone we know", le cose fatte a mano, i riti personali, le geografie particolari.
Shaun Tan parla sempre di esseri stranieri, estranei, spesso incomprensibili, come "The Lost Thing" (corto animato e libro) che è un essere fantastico, un polipo-teiera gigantesco, un oggetto non identificato che si è perso, non è di nessuno.
Oppure in "Piccole storie di periferia" (raccolta di racconti) le poesie scritte nei fogli e poi stracciate finiscono nell'atmosfera, si uniscono in una massa che gira per le strade di notte, a raccogliere le piccole storie che nessun altro altrimenti vedrebbe.
E ovunque codici segnaletici davanti a cui si rimane perplessi, abitudini ed esseri ignoti, ibridi, strani miscugli di provenienze che producono strani risultati, ma che si possono ospitare, e da cui si può essere ospitati.
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