“Un turco va dal dottore. Gli dice:
Quando tocco il mio corpo con il dito, ho male.
Quando tocco la testa, mi fa male, le gambe, mi fanno male, la pancia, la mano, mi fanno male.
Il dottore lo esamina, poi gli dice: Il vostro corpo non ha niente, ma il vostro dito è rotto.”
("Il gusto della ciliegia", film di Abbas Kiarostami)
Un uomo in fuoristrada lungo le strade infinite e a zig zag dell'entroterra dell'Iran chiede a coloro che incontra se in cambio di una ricompensa accettano di seppellirlo con delle pietre in un punto desolato fuori città. Incontra un giovane soldato poverissimo, un seminarista eremita, il guardiano di un museo. E' quest'ultimo a raccontargli la storia del dottore e del turco.
Il deserto verso cui viaggiano assomiglia a quello di Abraham Yehoshua che risucchia i giardini a Israele.
L'ocra della polvere, l'erba gialla, i fili di vigne secche in una terra desolata, al limite, l'accoglienza connaturata e insistente del popolo musulmano, le razze mescolate, i problemi spicci della gente, che in uno spazio tanto sofferto e pregno come quello dell'Iran diventano problemi esistenziali. L'Iran sparisce allora di fronte alla grandezza di queste anime, la terra non è che deserto e crepacci, i due vanno fuori città, dove ci sono solo loro due e nient'altro.
“Bisogna cambiarsi le idee e cambiare il mondo.
A ogni stagione i suoi frutti. Vuoi fare a meno del gusto della ciliegia?” discorso del guardiano all'uomo in macchina
I temi affrontati sono così grandi, immensi, che sono incontenibili in un film. Il regista con un gesto d'arte lascia il finale aperto, una sequenza nera, seguita da alcune immagini in cui la finzione del cinema è svelata: l'attore principale non è altro che stesso e fuma una sigaretta, il regista è ripreso con la macchina da presa. “La vita va avanti” quindi, come recita il titolo di un suo film precedente, e sorpassa il cinema, e va al di là della storia che si cercava di seguire, e devia, e Kiarostami cerca di coglierla nella sua interezza.
“Una vita non può essere mancata o fallita, si vive ed è tutto.”

1 commenti:
La citazione iniziale è da applausi.
E tutto il resto, anche.
Cambiare i mezzi per cambiare i fini, io la vedo così.
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