Stranieri che parlano

- tracce stracci e stralci di storie mentre chiudono le sale d'attesa delle stazioni dei treni
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10.1.11

Sentieri nel ghiaccio di Werner Herzog



Werner Herzog è un regista tedesco di film e documentari in cui esplora i limiti dell'uomo. Ho visto alcuni tra i suoi ultimi documentari, "Il diamante bianco", che riprende i tentativi di un ingegnere di sorvolare la foresta pluviale della Guyana su un dirigibile, "Incontri alla fine del mondo", una serie di interviste realizzate in Antartide, nella stazione McCurdo, in cui veniva chiesta ai suoi abitanti - biologi, sommozzatori, studiosi, cuochi - la ragione del trasferimento in un luogo così apparentemente "inumano", in cui di notte si sente il ghiaccio scricchiolare. Ho visto poi qualche spezzone di "Grizzly Man", che ricostruisce la storia di un uomo amante degli orsi grizzly - la razza più pericolosa - che andava tutte le estati in un parco nazionale d'Alaska per girare la sua avventura a contatto ravvicinato con gli orsi.

L'elemento comune di questi documentari che testimoniano l'apparente insensatezza di certe azioni umane è la sfida, un eroismo intrinseco a superare i propri limiti, andare incontro all'ignoto, alle difficoltà, esplorare la propria resistenza, fisica e mentale.

Il libro "Sentieri nel ghiaccio" è un diario, inizialmente non destinato alla pubblicazione, che racconta con uno stile irregolare, sbrigativo, diretto al sé dell'autore, il viaggio a piedi da Monaco a Parigi, che Herzog ha intrapreso come sfida alla vita: infatti a Parigi deve incontrare una sua amica, Lotte Eisner, un'importante regista tedesca gravemente malata, in fin di vita. E' convinto che se riuscirà nell'impresa, lei si salverà. Inizia il viaggio a novembre, percorre circa 60 km al giorno, dorme in case abbandonate, vecchi fienili. Si ciba per lo più di latte e mandarini. Testimonia quasi esclusivamente di neve, ghiaccio, temporali violenti, brevi schiarite, apocalissi quotidiani, dolore fisico, sfigurazione del proprio corpo e del proprio sé, campi, mucche, pecore, uccelli, boschi, la natura è immobile, come la morte, montagne, freddo, tallone d'achille gonfio, spazzatura, paesi deserti, valli deserte, solitudine. Improvvisi svuotamenti di sé, risate sole e folli, in mezzo alla tetraggine del "cuore tenebroso" del centro Europa, e alla fine del viaggio Herzog si sente così leggero, è così libero, che potrebbe esser capace di volare.


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