Stranieri che parlano

- tracce stracci e stralci di storie mentre chiudono le sale d'attesa delle stazioni dei treni
-

Disegni di Elzevira - elzevira.blogspot.com -

15.6.10

corti come due mesi

Vediamo se sono ancora una creatura vera e naturale. O una che mi faccio violenza. O un essere che oggi ha bisogno di muoversi, saltare, correre, correre da te, darsi dei pugni, darti dei pugni, vi fa troppo male crearvi un percorso, non sarà naturale, e chi l'ha detto che dev'essere naturale, e che cos'è naturale, chissà se ce l'avete fatta a farmi diventare uguali a tutti gli altri, chissà se avrò ancora qualcosa da dire, dopo mesi in cui non parlo, e non ho conosciuto niente di nuovo, e gli stranieri in me non si sono fatti sentire, qualche ombra la sera, nel dormiveglia, qualcuno per strada durante la partita dei mondiali, e la poesia non ho avuto tempo di crearla, non ho avuto tempo di vederla, voi non bastate, voi dite cose normali, non dite cose strane, non siete pronti alla rivoluzione, con la mia stretta routine non ho visto, non ho ascoltato, è passato tutto ed io tenevo duro, ed io ho vissuto nell'altra mia vita, quella conosciuta, quella dei capelli bianchi, quella in cui ho imparato forse a non correre via, ad andare a tutti gli appuntamenti, a rassegnarmi, a correggermi, a non tremare, a non tremare, né di paura, né di emozione

e poi mi sei mancato, la poesia dell'amore, un sentimento straniero che è inspiegabile, che trasforma tutte le cose, ed io non ho più magia dentro di me quando non vedo tante cose, quando non sono immersa nei miei pensieri,

tra poco scappo

l'undicesimo comandamento che Kundera non condivide è : rispondi la verità.


Ti amo e non voglio niente da te. Attraverso i binocoli da un appartamento all'altro, la corte che mi domanderà del mio silenzio che si sventola con i fogli dei miei organi interni

questa rete che non riesco a formare, le cuciture che non ti ho chiesto di fare, e tu che hai paura delle fototessere, e tu che fai passare tutti davanti a te, e i venti nascosti dentro i cappotti, le case tra gli uffici delle pompe funebri, le zanzare che volano in cerchio attorno ai loro nemici, io che non voglio niente, io che non voglio tutto, io che non ce la faccio a prenderci in giro, io che tra poco vi dico in faccia la verità, perché non ci ho più visto dentro i tuoi occhi le lucciole si incastravano dentro, le zampe erano come bastoncini, come penne che pungono, come le spighe che non sono comode, come le pannocchie e il famoso sorgo

poi come Kim che cammina in una valle di simboli ho sentito ancora che tutto era possibile

e canzoni straniere hanno ricominciato a suonare

0 commenti: